Una matita dalle "Paperolimpiadi", apparsa su Topolino 1705/1712.

Un veneziano a Disneyland

A cura di Franco Spiritelli e Tommaso D’Alessandro, tratto da Fumo di China n° 6/33 del novembre 1988;
Trascrizione di Armando Botto.

Una matita dalle "Paperolimpiadi", apparsa su Topolino 1705/1712.
Una matita dalle “Paperolimpiadi”, apparsa su Topolino 1705/1712.

Per quelli che non lo sanno ancora — e saranno la maggioranza — sta per essere pubblicato un libro antologico tutto incentrato sul lavoro di ROMANO SCARPA, il principale autore italiano di storie Disney (il che non è poco, perchè gli italiani sono gli unici, salvo poche eccezioni, a produrre storie di personaggi disneyani in grado di poter rivaleggiare con quelle d’oltreoceano e da vari anni migliori addirittura di quelle della casa madre).
Questo libro fondamentale è opera del trio di toscani Luca Boschi, Leonardo Gori e Andrea Sani, tutti nomi emergenti nell’ambito della critica fumettistica nostrana, ben noti nel comicdom. E dobbiamo dire che davvero l’opera dell’autore è stata affrontata con rigore tecnico e metodo scientifico, tanto che emerge anche una figura di Scarpa animatore che, onestamente, non conoscevamo, insieme a tante altre informazioni preziosissime. Ma oltre all’aspetto informativo, la parte più preziosa dell’opera ci è sembrata lo sforzo di afferrare lo “spirito” con cui Scarpa realizza le sue storie, operazione non certo facile, che però ci sembra riuscita al meglio. Poiché tuttavia questo tipo di indagine non è privo di rischi, cosa di meglio che chiedere a Romano Scarpa stesso quali fossero le sue impressioni sull’opera che lo vede protagonista? Detto fatto abbiamo contattato il maestro veneziano, però… la nostra linguaccia lunga ha colpito ancora e così, oltre alle impressioni sul libro, ci siamo trovati a chiacchierare anche di tante altre cose. Privarvi di questa interessantissima conversazione? Non ci avreste mai perdonati, per cui, in attesa che esca il libro, godetevi questa (piccola) anticipazione su Romano Scarpa.

 Dal layout di un vecchio classico, "Topolino e il mistero di Tapioco VI".
Dal layout di un vecchio classico, “Topolino e il mistero di Tapioco VI”.

Note:
– potreste effettivamente chiedervi come mai sappiamo tante cose di questo libro. È semplice: perchè lo abbiamo letto in anteprima (mentre voi dovrete aspettare, al solito, l’antepoi);
– che cosa ne pensiamo? Siamo molto invidiosi perchè crediamo che si tratti di un’opera che chiunque di noi (e non solo) vorrebbe aver realizzato.

Fumo di china: Nell’ambito della rinnovata gestione Disney, si parla di una nuova posizione professionale per lei e per Giovan Battista Carpi, ci può chiarire qualcosa al riguardo?

Romano Scarpa: Diciamo che ci verrà offerta l’opportunità di fare la supervisione del materiale che verrà prodotto, ovviamente soprattutto per quello che riguarda le nuove leve, non per quanto riguarda quei collaboratori che lavorano già da anni e anni. Per cui io e Carpi avremo — quando ce lo affideranno, perché ci è stato offerto, ma per ora non è ancora attuato (dovrebbe essere formalizzato tra novembre e dicembre) — l’incarico di tener d’occhio la produzione degli ultimi arrivati, ma soprattutto cercare di “allevare” dei giovani che abbiano numeri sufficienti per fare questo lavoro: in definitiva creare proprio un piccolo centro di studio, una piccola scuola.

FdC: Mi sembra di capire che la vostra posizione sarebbe anche quella di salvaguardare e custodire un po’ lo “spirito disneyano”, che in questi anni si è un tantino affievolito…

Schizzi per Gancetto (Bruto).
Schizzi per Gancetto (Bruto).

R. S.: Anche questo, c’è sempre stata una libertà lodevole — ma forse un po’ eccessiva — nel lasciar andare ognuno per la propria strada, e questo ha prodotto a volte versioni contrastanti, storie non in linea con l’universo disneyano. Una certa elasticità deve sempre esistere — guai altrimenti, saremmo delle macchine — ma evitare gli eccessi che qua e là ci sono stati, sia dal lato dei soggetti, sia da quello del disegno.

FdC: – Rubo una citazione dal libro che deve uscire perché mi sembra molto giusta, laddove dice che a molti dei personaggi si potrebbe tranquillamente sostituire la nuvoletta senza disturbare più di tanto, perchè l’espressione che hanno non è adatta al racconto che stanno affrontando.

R. S.: Purtroppo è vero. Ma devo dire che questo era più vero diversi anni fa, negli ultimi tempi le cose sono un po’ migliorate, c’è uno sforzo maggiore di far recitare i personaggi.

FdC: Mi sembra anche di aver notato come molti autori adottino spesso un metodo di lavoro che li porta a una “imitazione” molto pedissequa di modelli esistenti (se non ad un vero e proprio ricalco)…

Audrey Hepburn e Topolino!! (ai tempi di "Sabrina").
Audrey Hepburn e Topolino!! (ai tempi di “Sabrina”).

R. S.: Dobbiamo dire che l’unico modo di impadronirsi di personaggi già esistenti è senza dubbio nel copiarli, soprattutto nei primi tempi non c’è altro modo: ci sono atteggiamenti, posizioni, espressioni particolari, nelle quali uno suderebbe sette camicie e invece può far tesoro dell’esperienza di chi lo ha preceduto. Detto questo dobbiamo però ammettere che qualche volta si è un po’ ecceduto.

FdC: Una tendenza che ci sembra di intravedere nella produzione disneyana degli ultimi anni — forse lei non sarà d’accordo — è una tendenza a “imbambinire” il tipo delle storie. Visto che tengono molto a segnalare sul giornale che i lettori SOPRA i 14 anni sono più di due milioni, restiamo un po’ stupiti da questa tendenza. Oltretutto perchè ci sembra in netto contrasto con la politica di Disney che ben sapeva che i fumetti sono comprati da papà e mamme che li leggono prima dei figli…

R. S.: Forse non ha del tutto torto, esiste probabilmente una linea di produzione rivolta maggiormente ai bambini piccoli. In questo senso penso si possano inserire anche dei personaggini nuovi arrivati di recente dall’America, forse li avete visti, si tratta di Topolino e Paperino da piccoli, assieme ad altri. E sono deliziosi, però indubbiamente rivolti ad un pubblico più infantile.

FdC: Non lo sapevamo, sono stati pubblicati da noi?

R. S.: Sono stati usati per piccole illustrazioni, figurine… Sul Journal De Mickey, il Topolino francese, sono stati usati per piccole avventure dello spazio di una paginetta, anche perché, non reggerebbero ad un’avventura complessa.

Per le storie lunghe mi sembra di poter dire che noi italiani siamo ancora i migliori, e anzi potremmo dire che ne abbiamo un po’ il monopolio.

Bisogna comunque riconoscere che ci sono anche autori che producono ancora avventure “impegnate”, di una certa complessità, spesso basate su un metodo divulgativo che spiega al lettore temi scientifici, etc.

FdC: Ora che lei viene ad occupare questa nuova posizione sarà possibile rivedere qualche sua storia costruita con il vecchio “sistema Scarpa”?

R. S.: Mi auguro di sì, spero che si sia notato che l’ultima che ho fatto sulle Olimpiadi conteneva un certo impegno, come la mole stessa — duecentocinquanta pagine — testimonia. Credo sia un record.

FdC: Avendo però avuto occasione di vedere alcune matite di questa storia, ci sembra che il suo disegno sia più “morbido”, più agile e scattante del prodotto finale.

Bozzetto per un cartone animato in stile realistico mai realizzato, "La figlia del mercante", ambientato nella Venezia del 300.
Bozzetto per un cartone animato in stile realistico mai realizzato, “La figlia del mercante”, ambientato nella Venezia del 300.

R. S.: – Questo è un problema inevitabile dell’inchiostratura, non si può evitare. Ho avuto parecchi inchiostratori e quello che forse era più vicino al mio segno era Cavazzano, a cui davo anche delle matite molto finite. Ma anche il mio attuale inchiostratore, Sandro Del Conte, è bravo. Per questa storia sono riuscito a tenermi una dozzina di pagine a matita usando un metodo americano, cioè inchiostrare le pagine su un foglio lucido. Purtroppo il sistema è faticoso e quindi il mio inchiostratore ha dovuto limitarsi a poche.

FdC: A proposito di americani: che reazione ha avuto il pubblico americano a seguito della pubblicazione della “sua” storia su Macchia Nera? (ricordiamo che il soggetto era di Martina e che Topolino e il doppio segreto di Macchia Nera è apparso su Mickey & Donald n. 6, 7, 8 — giu/ago 88 — con introduzione, più breve intervista, a cura dei “toscani”).

R. S.: Onestamente non so come il pubblico abbia accolto questa storia, so che è piaciuta agli editori della Gladstone, che le hanno dato la precedenza tra la produzione nostrana, ma anche per questo devo ringraziare i tre toscani, che hanno proposto loro questo materiale. Io devo purtroppo dire che quel disegno è assolutamente insufficiente dal punto di vista tecnico, è ancora troppo grezzo…

FdC: – Mi scusi se la interrompiamo, ma secondo noi quel tipo di disegno era talmente ben integrato con il testo, che non riusciremmo ad immaginarlo diversamente.

R. S.: Questo mi fa piacere perchè significa che qualcuno ha apprezzato il mio sforzo di realizzare la più stretta partecipazione possibile del disegno al senso del racconto. Ecco, si può salvare forse sotto l’aspetto dell’impostazione delle scene, della regia, nel modo di comporre la vignetta.

Devo dire che molte cose del lavoro compiuto allora non le ricordavo più, però, parlandone con i “toscani”, mi è tornato in mente tutto il meccanismo, tutto il lavoro che facevo per costruire queste storie, ed era notevole. Io, torno a ripeterlo, trovo insufficiente quel disegno, però senza falsa modestia sono convinto che nessuno ha fatto storie tanto ricche di contenuti.

FdC: Ama ancora i personaggi disneyani?

R. S.: Certo, anche perché in tutti i personaggi che sono sorti in questi anni, non mi sembra di riscontrare nulla di altrettanto valido.

FdC: Una curiosità nostra: il suo personaggio preferito è ancora Topolino? Il dubbio ci è venuto perchè oramai disegna soprattutto i paperi.

R. S.: È dovuto al fatto che c’è un po’ la mania dei paperi. I paperi sono più facili da manovrare, da realizzare, ma io sono un maniaco di Topolino. Anche nella storia di Seul gli ho dedicato due episodi. Mi sono sempre sforzato di renderne lo spirito, così come lo aveva presentato Gottfredson, di cui sono un appassionato sfegatato.

Mi sembra però che in molti casi il modello attuale risenta troppo di queste grandi influenze e che non ci sia abbastanza partecipazione personale. Secondo me il modello grafico di Topolino è a metà tra quello di Gottfredson e quello dei cartoni animati.

FdC: E veniamo al libro: le sembra che “i toscani” abbiano colto lo spirito di Romano Scarpa autore?

R. S.: Ora mi direte che io rispondo di sì perché non potrei dire di no, invece vi posso assicurare che farei certamente delle critiche, se fosse il caso di farle, ma Leonardo, Andrea e Luca mi hanno veramente sorpreso, quasi lasciato di stucco nel vedere come hanno scavato dentro la sostanza del mio lavoro, di certe storie particolari, di cui hanno riportato alla luce elementi che non avrei mai creduto fossero recepiti così bene, anche perchè voi siete di una generazione che è ben lontana dalla mia.

FdC: Be’, noi siamo cresciuti con le sue storie…

Altri schizzi per personaggi.
Altri schizzi per personaggi.

R. S.: – È vero che io sono cresciuto con quelle di Gottfredson, mentre è naturale che voi facciate riferimento alla produzione nostrana. Però questo può essere anche un elemento negativo, perchè in questo vostro affetto può esservi anche una componente nostalgica…

FdC: La interrompo subito perchè, per quanto ci riguarda, può stare tranquillo, la maggior parte delle sue storie noi l’abbiamo letta in età adulta, cioè abbiamo dovuto aspettare le ristampe degli anni ’80 perchè i vecchi albi non erano più disponibili.

R. S.: – Questo mi fa piacere e credo che sia vero perché privilegiare certe storie rispetto alle altre significa operare una scelta che non è legata solo a fattori nostalgici. Tornando ai toscani, realmente sono rimasto sorpreso nel vedere la giustezza di certe osservazioni che hanno fatto sul mio lavoro. Non arrivo a dire che hanno esagerato su certi punti, sarei falsamente modesto, in realtà mi ritrovo in certe osservazioni su certi caratteri, certi personaggi. Non è che penso: “ma guarda cosa sono andati a inventare su questa cosa”, al contrario mi riconosco facilmente in queste loro osservazioni. Ho lavorato in un’epoca ben diversa — parlo di 30 anni fa — e sono stupito nel trovare queste concordanze: non posso che rendergliene merito. Il ogni caso il valore del libro non sta solo nel contenuto, cioè nell’analisi del mio lavoro, ma anche nella forma che hanno saputo dargli. Uno può trattare dell’argomento più interessante del mondo ed essere noioso. In questo caso questo non succede, e anzi trovo che il modo con cui hanno sviluppato il tema “Scarpa” sia molto buono. E questo è esclusivamente merito loro.

FdC: Diremmo infatti che in questo caso ad un contenuto a cui tutti tenevamo da anni, si accompagna una felice esposizione. Si tratta di un felice incontro.

Per chiudere non sappiamo resistere alla tentazione di chiederle che cosa sta preparando adesso.

R. S.: Mi prende un po’ in castagna, ma ormai non è più un segreto quindi posso dirvelo. Ho preparato recentemente, dopo la storia sulle Olimpiadi, uno story-board per dell’animazione, in cui i personaggi disneyani non c’entrano. L’ho fatto volentieri perchè l’animazione è stata il mio primo lavoro e dei miei amici di Modena, coi quali ho lavorato in precedenza, lo Studio GLM dei coniugi Marchini, mi hanno chiesto di collaborare ad un serial prodotto per una casa tedesca, con dei personaggi niente male, dei topini. Avevo il copione, il soggetto — una storia sul lago di Loch Ness, con tanto di mostro — e ho realizzato lo story-board di uno di questi episodi, cioè le scene viste una per una: la bellezza di circa 400 inquadrature! E mi sembra che sia venuto molto bene. Hanno la lunghezza classica dei telefilm. Dovrebbero farne parecchi.

Ogni tanto, quando ho uno spiraglio di tempo, e la possibilità, è un lavoro che faccio volentieri.

Dopo Seul ho disegnato già due storie e ora ne sto disegnando una terza, ma queste non sono su soggetto mio. Una ha come personaggio Brigitta e quindi l’ho fatta volentieri.

FdC: Non ci resta quindi che ringraziarla per la pazienza che ha avuto con noi. L’appuntamento è quindi alle prossime storie firmate Romano Scarpa.