La pagina perduta delle Paperolimpiadi

Le Paperolimpiadi sono sempre ricordate come una delle opere più importanti di Scarpa e anche come la storia più lunga mai realizzata da un unico autore (prima della Vita di Paperone di Don Rosa).
Quando veniva citata la lunghezza della storia, il numero di pagine a essere riportato era sempre 250, ma da un conteggio attento del reale numero di pagine si arrivava solo a 249… era forse errato il totale riportato sui vari libri?
No! In realtà quello che è successo è che per motivi sconosciuti (probabilmente il bisogno di una pagina in più di pubblicità all’ultimo momento), l’ultima pagina della terza puntata fu brutalmente eliminata e non venne pubblicata su Topolino. Si nota inoltre chiaramente che il “lo scoprirete nella prossima puntata” è stato aggiunto rozzamente a mano sotto l’ultima vignetta di quella che era in realtà la penultima pagina dell’episodio.
A voler ben analizzare la trama, inoltre, i nipotini non avevano esplicitamente ricevuto della polvere viola da Kim Dong Ling, per cui come facevano ad averla all’inizio dell’episodio successivo? Certo, la “consegna” sarebbe potuta avvenire dietro le quinte, ma con la pagina “aggiuntiva” la storia gira molto meglio.

Nella ristampa del 1996 la pagina continua a mancare (ma ne hanno approfittato per tagliarne altre 6, per cui non è quella la cosa peggiore. La ristampa del 2008 invece continua a non avere la pagina, ma per il resto è integra). Finalmente nel 2012, su Tesori Disney #14, la pagina con la nostra collaborazione viene pubblicata (con tanto di articolo che ne parla)… purtroppo però, per errore, mancano altre quattro pagine dalla prima puntata. Vedremo mai tutte le Paperolimpiadi intere, in Italia?

Nel resto dell’Europa invece la pagina fu regolarmente pubblicata fin dall’inizio. Ecco quindi uno scan tratto dal Lustiges Taschenbuch 130 del 1988.

La “scoperta” è stata fatta da Olaf Solstrand ed Eta Beta sulla DCML. Ringrazio inoltre Olaf Solstrand per la traduzione del testo dall’edizione norvegese, ML-IHJCM per quella dell’edizione tedesca e Armando Botto, Eta Beta e Francesco Gerbaldo per le immagini.