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Chiacchierata con Romano Scarpa – Intervista

Intervista a Romano Scarpa di Silvano Mezzavilla, da 7 Giorni Veneto del 19/06/1975. (Grazie all’autore)

Disneyland a Venezia

A due passi da Rialto, oltre un portoncino rosso-lacca, mi lascio alle spalle tutto il grigio delle calli veneziane per entrare nel colorato mondo disneyano in cui vive Romano Scarpa, certamente il più personale tra i disegnatori italiani di Paperino. Mi accoglie affabilmente, quasi sorpreso che ci si interessi di lui. È alto, ha i capelli chiari ed un sorriso cordiale. Con tono pacato, lucidamente critico, senza concedere nulla alla nostalgia, parla degli esordi.

«Ho cominciato a sognare di far parte dello staff di Disney dal ’39, da quando ho visto per la prima volta Biancaneve e i sette nani.

Più tardi, durante gli anni dell’Accademia, mi sono dedicato con alcuni amici al cinema di animazione. Passavamo le giornate a studiare i giornali di tecnica e a far prove su fogli di celluloide; realizzammo anche una piccola cosa, un cortometraggio in bianco e nero con riprese dal vero e cartoni 1. Avevo appena vent’anni quando nel 1947 mi incaricarono di curare, nelle sale della Mostra Cinematografica di Venezia, uno stand su come nasce il cartone animato».

Scarpa parla del suo apprendistato, dei complimenti ricevuti dal mitico Pagot per il modello di multiplane che aveva realizzato, con una naturalezza che mi sorprende. “Con i miei amici, nel ’51 misi in cantiere La piccola fiammiferaia, un cortometraggio a colori di 15 minuti che fu distribuito ed ebbe anche un buon successo. Curavamo a Venezia la parte grafica mentre per le riprese e la stampa mi servivo dello stabilimento Donato ed ero quindi costretto a fare settimanalmente la spola tra la mia città e Milano».

Nella grande stanza che funge da studio salotto fanno una veloce comparsa la moglie, esile e giovanissima, e Sabina, la figlia di 5 o 6 anni, che comincia a curiosare tra i fogli, forse in cerca dell’ultima avventura che il papà ha creato. Chiacchieriamo di fumetti: lui predilige le storie avventurose, ricche di colpi di scena, ed i disegnatori estrosi, accurati nei particolari. Will Gould, Walt Kelly e naturalmente Carl Barks… «Appena finita la guerra cominciarono ad uscire le storie di un Paperino diverso da quello che conoscevo. Era cambiato non solo graficamente, più rotondo, col becco meno affilato, ma era modificato anche come personaggio diventando protagonista di storie piene di astuzie narrative. Pensavo fosse un prodotto italiano così, durante una delle mie corse a Milano per curare le riprese della Piccola Fiammiferaia, sperai di realizzare il mio sogno di ragazzo e mi presentai da Mario Gentilini il direttore di Topolino. Ma le storie erano americane, autentiche, di un certo Carl Barks e gli anni di guerra ne avevano fatto accumulare un tale numero che sembrava non dovessero più finire…»

L’anno successivo, però, un amico, Gianbattista Carpi, lo informa di essere stato chiamato a disegnare le storie di Mickey Mouse perché le tavole disneyane stanno terminando: Romano Scarpa si ripresenta alla Mondadori…

«Come prova mi fanno disegnare due tavole di quei 7 nani che tanti anni prima mi avevano entusiasmato. Il mio sogno finalmente si realizza! Disegnando le avventure del Lupo Ezechiele 2 entro a far parte dello staff di Disney».

Sulla scrivania gli appunti grafici di una storia che sta per nascere «Paperone e il robot gorilla» 3; rapidi schizzi dai quali si intravvede il taglio personale dell’inquadratura, gli sfondi dettagliatamente descritti, le rotonde fisionomie dei «suoi» personaggi. Da anni scrive anche le storie delle 40 tavole che mensilmente disegna. Un lavoro notevole se si pensa che la pignoleria è una caratteristica di questo professionista del fumetto.

«L’inchiostrazione è un grosso problema; se avessi tempo la farei da solo, purtroppo il mio inchiostratore di fiducia è partito militare» 4.

Si considera un allievo di Carl Barks il padre di Paperone, di Archimede, di Gastone. Come il maestro, è entrato in un mondo perfettamente organizzato ma meravigliosamente disponibile agli spunti fantastici e l’apporto di Romano Scarpa è stato in questi vent’anni dei più ricchi di genuina inventiva e dei più fedeli alla carica umana del microcosmo disneyano.

I personaggi che ha creato, famosi in tutta Europa, sembrano usciti dagli studi di Burbank talmente le loro cadenze psicologiche sono in sintonia con quelle dei grandi protagonisti.

«Il primo è stato Atomino Bip-Bip, un atomo ingigantito che lottava con Topolino per impedire a Gambadilegno la conquista della terra. Poi un papero pazzoide e arruffone che chiamai Sgrizzo; visse solo in poche avventure perché nel frattempo erano arrivate dall’America le storie di Paperoga, un personaggio che sembrava il suo gemello 5.

Sullo stile delle Silly Symphonies ho disegnato una quarantina di tavole per i più piccini con le avventure di un cavalluccio marino di nome Codino».

È una lunga galleria di personaggi da Brigitta, la scocciatrice pretendente alla mano del riccastro, a Trudy la donna del gangster Gambadilegno, dall’invidioso scansafatiche Filo Sganga a Paperetta Yè-Yè la ragazza tutto pepe dell’epoca beat nata su suggerimento dell’onnipresente Gentilini.

È infaticabile. Mi confessa che gli piacerebbe passare ad illustrare Topolino e sono convinto che riuscirebbe, con la forza umoristica dei suoi gags visivi a ridare smalto ad un personaggio da anni sprofondato in situazioni macchinose e non sempre ricche di fantasia 6.

«Talvolta ripenso al cinema di animazione, nel cassetto ho un cortometraggio che ho realizzato da solo, vorrebbero ne facessi una serie, ma ho poco tempo e poi mi mancano i collaboratori…»

Fuori è quasi buio. La moglie chiama Sabina per la cena.

Spero di non avergli fatto perdere troppo tempo. Sorride.

Prima di salutarci gli chiedo se ha ancora qualche sogno da realizzare.

«Sì, vorrei andare in California. Sono anni che promettono di portarci a vedere gli studi di Walt Disney. Voglio conoscere Carl Barks… dicono che viva in campagna, appartato e che continui a disegnare…» 7

Note

  1. ^ Si tratta di “…E poi venne il diluvio”, cortometraggio andato perduto.
  2. ^ Si tratta della “storia” successiva alla prima con Biancaneve, delle tavole di raccordo per l’Almanacco Topolino in cui effettivamente compare anche Ezechiele Lupo;
  3. ^ Sicuramente quella che sarebbe diventata Zio Paperone e il “gorilla” meccanico;
  4. ^ Probabilmente Sandro Del Conte, infatti in quel periodo Scarpa iniziò a collaborare anche con Sandro Zemolin.
  5. ^ All’epoca dell’intervista in realtà Sgrizzo era stato protagonista solo di una storia, Sgrizzo il papero più balzano del mondo;
  6. ^ E così succederà. Poco dopo aver rilasciato questa intervista, dopo alcuni anni dedicati quasi esclusivamente ai paperi, Scarpa tornerà a dedicarsi con stabilità ai topo, creando la “saga” di Gancetto.
  7. ^ E questo sogno fu realizzato forse ancor prima del previsto, visto che è proprio del 1975, come questa intervista, il celebre viaggio che Scarpa con altri autori e membri della redazione fece in California per conoscere Carl Barks! (Solo un paio di anni dopo, invece, riuscì a conoscere Floyd Gottfredson!)

Collegamenti

La vita è meravigliosa

Scarpa, famoso autore Disney, ha presentato la sua nuova serie di cartoni animati

Copertina di JM 2426
Copertina di JM 2426.

Di Andrea Sani, tratto da Fumetti d’Italia n° 28, primavera/estate 1999.(Grazie ad Andrea e al direttore Graziano Origa per questa riproduzione online dell’articolo.)

Romano Scarpa, autore di avventure classiche di Mickey Mouse, da Topolino e l’unghia di Kalì (1958), a Topolino e l’enigma di Brigaboom (1989-90), è assente da tempo dalle pagine del settimanale della Walt Disney Italia dedicato al celeberrimo eroe (anche se le ristampe delle sue vecchie storie compaiono regolarmente nella bella collana I Maestri Disney). Scarpa è infatti impegnato nella realizzazione di una serie di disegni animati televisivi dal titolo Sopra i Tetti di Venezia, da lui ideata e curata personalmente. Malgrado ciò, Scarpa non ha completamente dimenticato il settimanale Topolino. La sua passione disneyana lo ha spinto a produrre per il settimanale francese Le Journal de Mickey una splendida avventura, Mickey et les Douceurs de Noel (Topolino e le Dolcezze di Natale), apparsa sul numero 2426 del 16 dicembre 1998, di cui ha disegnato anche la fascinosa copertina natalizia. Si tratta, senza ombra di dubbio, di una delle migliori storie a fumetti di Topolino degli ultimi anni, al livello dei capolavori scarpiani dei decenni Cinquanta-Sessanta, per i quali l’autore è giustamente noto in tutto il mondo e paragonato agli americani Floyd Gottfredson e Carl Barks. L’episodio, di quattordici tavole disposte su quattro strisce secondo il formato comic book, ricorda nel titolo una vecchia storia, sempre di Scarpa, del 1954, Topolino e le Delizie natalizie, ed è chiaramente ispirato al film di Frank Capra, It’s a Wonderful Life (La Vita è Meravigliosa), del 1946, Con James Stewart nel ruolo del protagonista Bailey. Lo stesso film aveva suggerito a Don Rosa la storia dedicata al sessantesimo anniversario di Paperino, The Duck Who Never Was (Paperino e il Genio del Compleanno) apparsa in Italia su Paperino Mese (n° 168, giugno 1994). Prima o poi, i destini di Donald Duck e di Mickey Mouse dovevano incrociarsi con quelli di Bailey/Stewart, ma ci volevano due maestri dei comics come Don Rosa e Romano Scarpa per non banalizzare un simile avvenimento. Il Topolino di Scarpa è forse psicologicamente più vicino del Donald Duck di Rosa al personaggio del film, archetipo dell’eroe americano idealista, che però sprofonda nella disperazione. Dall’altra parte, il Mickey Mouse scarpiano si era già identificato con l’attore Stewart in crisi nella vecchia storia Topolino e la Collana Chirikawa (1960), che richiama (per il tema del protagonista in preda alle vertigini) Vertigo (La Donna che Visse due Volte, 1958), di Alfred Hitchcock.

Quanto alla predilezione di Scarpa per le pellicole di Capra, ricordiamo che nel 1961 il disegnatore veneziano con Topolino e il Favoloso Regno di Shan-Grillà, aveva realizzato un’affettuosa parodia di un altro film del grande regista, Lost Horizon (Orizzonte Perduto, 1937), che nel fumetto viene citato umoristicamente come Orizzonte Smarrito, diretto da Frank ‘Crapa’.

In Topolino e le Dolcezze di Natale, dopo una serie di circostanze sfavorevoli verificatesi la vigilia di Natale, Mickey crede di aver perso la propria casa e i suoi amici. Decide così di abbandonare per sempre la sua città, e arriva perfino ad ammettere che vorrebbe non aver mai vissuto a Topolinia, mentre Scarpa gli disegna sul volto i segni inconsueti della demoralizzazione. Mickey sarà però ‘salvato’ da un intervento di Babbo Natale (che gli mostrerà come sarebbe stata Topolinia senza di lui), e da un riuscitissimo e commovente colpo di scena finale che risolve in modo sorprendente ed inatteso tutti i suoi problemi.

Molti sono i meriti di questa storia: innanzi tutto l’umanizzazione di Topolino. Scarpa è riuscito a sfatare la vecchia opinione per cui Mickey sarebbe un eroe troppo perfetto e troppo bravo; senza tradirne il carattere di fondo, il grande autore veneziano lo ha reso vivo e vulnerabile: Topolino reagisce con ottimismo e forza d’animo alle sue traversie, ma, quando la misura è colma, cede temporaneamente, come tutti noi, allo scoraggiamento. Non è poi da sottovalutare la notevole capacità di sintesi di Scarpa che, nel giro di poche pagine, riesce a orchestrare un’avventura appassionante come un film. Infine, va segnalata la disposizione dell’autore a esprimere sentimenti non banali attraverso una storia umoristica (un’attitudine già manifestata in episodi come Pippo e i Parastinchi di Olympia (1974), e I Paperi di Paperopoli alla Conquista del Mitico Ticket (1992)). Questa qualità non comune inserisce Scarpa nella migliore tradizione disneyana, che talvolta — soprattutto al cinema — è capace di commuovere sia i bambini che gli adulti.

Vignetta da Le dolcezze del Natale
Vignetta da Le dolcezze del Natale.

Sulla genesi di Topolino e le Dolcezze di Natale, abbiamo rivolto alcune domande direttamente all’autore, che ormai, da qualche anno, non risiede più a Venezia ma in Spagna.

Andrea Sani: Qual è stata l’occasione di questa storia apparsa in Francia?

Romano Scarpa: L’anno scorso, sempre a Natale, Le Journal de Mickey della Disney-Hachette aveva pubblicato un vecchio episodio di Topolino disegnato da me su testi di Guido Martina, Topolino e le Delizie natalizie, che era piaciuto ai lettori. Ho poi illustrato la copertina della raccolta Disney-Parade, che ripubblicava la mia storia del 1961 Il Gigante della Pubblicità, con un gran testone di Gambadilegno e un Topolino piccolo e spaventato. Così, quest’anno, la redazione mi ha chiesto di realizzare una nuova storia, e ho pensato a un rifacimento, in chiave disneyana, di La Vita è Meravigliosa, di Frank Capra. Mentre stavo lavorando al serial a disegni animati “Sopra i Tetti di Venezia”, ho avuto due mesi di intervallo, il che mi ha consentito di ritornare a Topolino. La redazione avrebbe voluto un episodio ancora più breve, di dodici pagine, ma io sono riuscito ad allungarlo a quattordici. Avevo in mente la trama da molto tempo, anche perché, come hai rilevato tu nel libro che mi hai dedicato con i tuoi colleghi Luca Boschi e Leonardo Gori, Topolino è veramente un po’ James Stewart.

A. S.: Qual è il tuo giudizio sui film di Frank Capra?

Locandina del film
Locandina del film.

R. S.: Capra è uno dei miei punti fermi come espressione cinematografica, e ritengo La Vita è Meravigliosa uno dei migliori film del nostro secolo. È una pellicola che non stanca mai, tant’è vero che, ogni anno, a Natale, viene puntualmente riproposta in televisione. Fra l’altro, ho rivisto il film dopo tanto tempo, durante le feste di fine ’98, dopo aver già realizzato la storia di Topolino, e mi sono accorto che, senza rendermene conto, nel finale ho citato la scena in cui James Stewart restituisce ai suoi clienti i denari della banca senza ricevuta, perché si fida di loro. Anche il direttore della banca di Topolinia, che salva Mickey con un prestito, non vuole la ricevuta e dice che è inutile. Dato che non mi ricordavo questa sequenza del film, vuoi dire che fra Topolino e gli eroi di Capra c’è proprio una certa assonanza! La trama di La Vita è Meravigliosa è adattissima come spunto per un’avventura di Topolino, ma dato che non volevo appropriarmi di qualcosa che non è mio, avevo proposto al redattore capo del Journal de Mickey di mettere dopo la parola fine due righe di commento, per dire più o meno questo: “Se l’avventura vi è piaciuta, ringraziamone l’ispiratore, Frank Capra e il suo film”. Ma la redazione mi ha risposto che non era il caso. Da sempre le strisce di Mickey Mouse hanno tratto ispirazione da film famosi: si pensi a Topolino Sosia di Re Sorcio, del 1937-38, che fa il verso a Il Prigioniero di Zenda di John Cromwell.

A. S.: Nella tua storia appare un Topolino umanissimo che, a un certo punto, prova anche il sentimento della disperazione. Non hai avuto qualche remora a mostrare un Mickey così tanto scoraggiato?

R. S.: No, perché, nella conclusione dell’avventura tutto si aggiusta, e Topolino arriva ad ammettere che quello appena trascorso è stato il più bel Natale della sua vita. La storia ispira quindi fiducia e ottimismo, come il capolavoro di Capra. Devo dire che mi sono spinto a disegnare anche Pluto che abbandona Mickey; però ho commentato la scena con la scritta latina Tu quoque Plute, cani mi!, per sdrammatizzarla. E poi, Topolino mostra anche capacità di reazione: per esempio, quando suscita il compatimento di due signore che lo vedono con gli abiti sdruciti e gli chiedono se ha da dormire nella notte di Natale, Topolino, punto sul vivo, risponde: “Io sì! E voi?”.

Romano Scarpa, Leonardo Gori, Andrea Sani e Luca Boschi
Romano Scarpa, Leonardo Gori, Andrea Sani e Luca Boschi.

A. S.: Questa capacità di esprimere i sentimenti di Topolino ti avvicina a Floyd Gottfredson…

R. S.: Gottfredson è veramente insuperabile in questo. Ho sottomano due numeri dei Maestri Disney dedicati a questo autore che mi ha inviato la dottoressa Lidia Cannatella, con le prime storie di Topolino. E rileggendole ci si accorge che i personaggi di Gottfredson, sin dall’inizio, sono figure umane, non maschere.

A. S.: Un’ultima domanda: fra quanto tempo rivedremo le tue storie sul settimanale italiano Topolino?

R. S.: Se riuscirò liberarmi di tanto in tanto dal mio impegno con il serial a disegni animati, tornerò ben volentieri a disegnarlo, anche perché mi riporta sempre al mondo felice dell’infanzia.